Dietro i personaggi · Episodio 01

Johnas Blackrain: l'uomo che aveva tutto, tranne una vita
Dietro i personaggi · Episodio 01
Perché un miliardario settantenne ha trovato proprio nel blues acustico la sua voce musicale.
Johnas Blackrain ha un problema. Anzi, ne ha parecchi, anche se lui sarebbe pronto a giurare che la maggior parte dipende dagli altri. Ha settant'anni, è immensamente ricco, insopportabilmente arrogante ed è proprietario di una delle tenute private più sfarzose della Carolina del Nord. La sua dimora custodisce opere d'arte inestimabili, invenzioni tecnologiche straordinarie e abbastanza lusso da soddisfare generazioni di aristocratici particolarmente esigenti. Eppure Johnas non è un uomo felice. Tutt'altro.
Da quasi cinquant'anni vive seguendo un insieme di abitudini rigidissime, rituali quotidiani e regole personali concepite per impedire che l'imprevisto interferisca con la sua esistenza. La cena deve essere servita esattamente alle otto di sera. Ogni oggetto deve trovarsi al proprio posto. La servitù deve eseguire gli ordini senza discutere. Il disordine è intollerabile, la spontaneità sospetta e gli altri esseri umani rappresentano, nella maggior parte dei casi, una seccatura di cui farebbe volentieri a meno.
Ma dietro questa ostentazione di arroganza si nasconde qualcosa di molto meno divertente. Johnas è un uomo profondamente solo. Cinquant'anni prima, la scomparsa di Alma, l'unica donna che abbia mai amato veramente, ha fermato il tempo della sua vita sentimentale. Tutto ciò che è venuto dopo si è trasformato in un elaborato esercizio per evitare qualsiasi cambiamento. La sua immensa fortuna gli ha permesso di costruire un mondo nel quale quasi nulla potesse accadere senza il suo consenso. Quello che non ha mai compreso è che, così facendo, aveva costruito anche la propria prigione.
Perché proprio il blues?
Quando ho cominciato a immaginare in quale modo Johnas avrebbe potuto esprimersi attraverso la musica, non avevo alcuna intenzione di affidargli un arrangiamento orchestrale sontuoso o una produzione sofisticata, degna del suo conto in banca. Avrebbero rappresentato perfettamente la sua ricchezza, ma non la sua personalità.
Volevo esattamente il contrario: un blues acustico intimo, una voce maschile segnata dal tempo e il suono inconfondibile delle chitarre acustiche Martin.
Il blues mi sembrava particolarmente adatto perché spoglia Johnas di tutto ciò attraverso cui è abituato a definire sé stesso. Denaro, prestigio, proprietà, potere e superiorità sociale diventano improvvisamente irrilevanti quando un uomo si siede con una chitarra e comincia a raccontare la verità sulla propria esistenza.
E Johnas ha trascorso una quantità impressionante di tempo cercando di evitarla, quella verità.
La prima strofa di Six Dwarfs Blues mette immediatamente a fuoco la contraddizione centrale della sua vita. Johnas ricorda sé stesso seduto nella sua immensa casa, intento a contare le proprie ricchezze e a osservare gli orologi. Poi arriva la confessione che definisce l'intera canzone: settant'anni trascorsi ad accumulare denaro, mentre lentamente moriva pur godendo di una salute perfetta.
È il ritratto di un uomo che ha confuso la sicurezza con la felicità e il possesso con la vita.
Sei maledetti nani
Poi succede qualcosa.
Sei visitatori decisamente fuori dall'ordinario arrivano alla Tenuta Blackrain e cominciano a violare praticamente ogni principio sul quale Johnas ha costruito la propria esistenza. Sconvolgono le sue abitudini, danneggiano i suoi beni, sfidano la sua autorità e trasformano il suo mondo perfettamente controllato in qualcosa che assomiglia a una catastrofe naturale particolarmente costosa.
Per Johnas, almeno inizialmente, tutto questo è una disgrazia imperdonabile.
Ma la canzone racconta una trasformazione che lui stesso, fino a poco tempo prima, avrebbe considerato impossibile. Da qualche parte, tra la distruzione dei suoi preziosi oggetti e il crollo della sua dignità, Johnas comincia a ridere.
Non perché sia diventato improvvisamente allegro o ragionevole. Johnas Blackrain probabilmente non sarà mai né l'uno né l'altro. Ma perché qualcosa ha interrotto la lunghissima paralisi della sua esistenza.
Per la prima volta dopo decenni non si limita più a conservare la vita che si è costruito. Comincia finalmente a viverla.
Il ritornello esprime questa scoperta con la consueta volgarità di Blackrain e un senso di gratitudine quasi riluttante. Quei sei intrusi gli hanno distrutto la pace e ferito l'orgoglio, ma gli hanno anche restituito la sensazione di essere vivo.
È proprio questa contraddizione il cuore emotivo del blues.
Quello che il denaro non può comprare
C'è una ragione precisa se ho voluto che questa registrazione avesse un suono raccolto, anziché grandioso. Johnas possiede già tutto ciò che di grandioso si può acquistare. Un'altra esibizione magnifica non avrebbe fatto altro che confermare il suo mondo abituale.
La canzone, invece, gli permette di riconoscerne il vuoto.
Nel passaggio centrale del brano, la sua intera filosofia di vita viene ridotta a poche, semplici constatazioni: il denaro può comprare serrature robuste, letti lussuosi e orologi costosi, ma nessuna di queste cose può restituire il tempo a un'esistenza che ha smesso di andare avanti.
Per un uomo che ha trascorso decenni cercando di controllare il tempo attraverso la ripetizione, è una scoperta piuttosto scomoda.
E forse l'aspetto più sorprendente di Six Dwarfs Blues è che Johnas non sembra affatto sconfitto. Nella sua voce c'è certamente del rimpianto, ma anche ironia, incredulità e un inatteso senso di liberazione.
Ha perso il controllo. Il mondo si è rifiutato di obbedirgli. La sua preziosa tranquillità è andata in frantumi.
E in qualche modo è sopravvissuto.
Anzi, ha fatto qualcosa di più.
Ha ritrovato una parte di sé che credeva perduta per sempre.
Ascolta Six Dwarfs Blues
Questa volta è Johnas Blackrain a raccontarsi, attraverso un'interpretazione musicale della propria personalità. Il suo resoconto è personale, emotivo e senza dubbio parziale. Come accade per tutte le registrazioni di The Blackrain Session, ciascuno è libero di decidere quanto credere alla versione dei fatti proposta dal protagonista.
Quello che conta è che un uomo il cui più grande desiderio era essere lasciato in pace ha finalmente trovato qualcosa per cui valga la pena cantare.
E, naturalmente, è riuscito a trovare anche il modo di lamentarsene.
Six Dwarfs Blues — Johnas Blackrain
GNOME RECORDS · The Blackrain Session
Dietro i personaggi è una serie dedicata alla scoperta dei personaggi de I Sette Magnifici Nani attraverso le loro identità musicali. The Blackrain Session è un esperimento creativo ideato e diretto da Andrea Bigiarini, che utilizza l'intelligenza artificiale generativa per interpretare musicalmente i protagonisti del romanzo.
Ascolta l'intera raccolta The Blackrain Session
Ogni personaggio ha una voce. Ogni voce ha una storia.