Topsy — il piccolo gnomo venuto da Quasmaara

Topsy — il piccolo gnomo venuto da Quasmaara

Ci sono personaggi che entrano in una storia facendo saltare una porta, altri che arrivano accompagnati da un esercito, da una profezia oppure da un qualche evento sufficientemente catastrofico da garantire loro almeno qualche pagina di attenzione. Topsy no. Topsy entra praticamente chiedendo di non essere preso a cannonate.

Topsy

Il suo vero nome è Yamayel Antuar Yanesh, ma visto che già pronunciarlo correttamente richiede una certa predisposizione linguistica e probabilmente anche una particolare conformazione della lingua, tutti preferiscono chiamarlo semplicemente Topsy. Proviene da Quasmaara, una remota regione dei Tre Regni abitata dagli Awlish e caratterizzata da usi, costumi e tradizioni che a un terrestre ricorderebbero vagamente quelli dell’India, sempre ammesso che l’India fosse popolata da piccoli gnomi con gli occhi rossi, il volto tatuato e una certa familiarità con concetti quali reincarnazione, Karma e altre cose su cui sarebbe meglio non addentrarsi senza un adeguato manuale d’istruzioni.

Topsy è minuscolo. Non piccolo come può essere piccolo uno gnomo, ma piccolo anche secondo i criteri degli gnomi, cosa che gli conferisce durante la camminata un’andatura oscillante molto simile a quella di un pinguino che abbia deciso di attraversare un lago ghiacciato indossando scarpe di una misura sbagliata. Sulla testa porta un grande turbante di seta, mentre il volto è decorato da sottili tatuaggi che sembrano piccole fiamme. Nel complesso possiede quell’aspetto elegante, esotico e vagamente improbabile che permette di identificarlo immediatamente anche in mezzo a una folla di persone molto più alte di lui, quindi praticamente qualsiasi folla.

Ma il vero tratto distintivo di Topsy non è l’aspetto. È il modo di parlare.

La lingua dei Tre Regni evidentemente non è la sua specialità e Topsy la affronta con lo stesso entusiasmo di chi ha ricevuto un mobile svedese da montare e ha deciso che le istruzioni sono del tutto superflue. Verbi, articoli, singolari e plurali vengono utilizzati quando capita, secondo una grammatica personale che possiede però un enorme vantaggio rispetto a quella corretta: funziona. Alla fine tutti capiscono perfettamente quello che vuole dire, anche se talvolta occorre qualche secondo per separare il messaggio dalla forma con cui è stato consegnato.

Il suo primo incontro con Johnas Blackrain chiarisce immediatamente il problema.

Topsy osserva con grande attenzione il volto rugoso del vecchio e arriva alla conclusione che sulla Terra si stia celebrando il Wakatukatesh, ovvero la Giornata dell’Eccelsa Felicità. Una festività Awlish durante la quale, secondo lui, i bambini portano in giro fino al tramonto un fantoccio raffigurante un buffo vecchio.

Johnas, che non possiede esattamente la personalità più indicata per essere scambiato per un fantoccio folkloristico, riceve la spiegazione con quella particolare serenità interiore che lo ha reso famoso presso i trentadue dipendenti della Tenuta Blackrain.

Topsy, naturalmente, non comprende minimamente di averlo appena insultato.

Ed è proprio qui che il personaggio comincia a funzionare.

Non cerca di essere divertente. Non fa battute per attirare l’attenzione e non possiede quella fastidiosa consapevolezza tipica di chi sa perfettamente di essere il personaggio comico della situazione. Topsy è semplicemente Topsy. Interpreta quello che vede attraverso la propria cultura, parla secondo le proprie regole, utilizza proverbi che spesso sembrano aver subito qualche incidente durante la traduzione e affronta le persone con una cortesia quasi cerimoniale che rende ancora più assurdo tutto quello che dice.

Dietro questa apparente leggerezza, però, c’è qualcosa di molto meno semplice. Topsy non appartiene alla missione dei Sette Magnifici Nani, non è stato scelto da nessuno e soprattutto non sembra avere alcuna intenzione di diventare un eroe. È capitato in mezzo agli eventi portandosi dietro una storia che gli altri ancora non conoscono e alcune cose che, almeno all’inizio, sarebbe decisamente meglio non giudicare soltanto dall’aspetto.

Compreso quel curioso medaglione con l’effigie di un drago che porta con sé.

Ma questa è un’altra faccenda.

Per adesso è sufficiente sapere che, se un giorno doveste incontrare un minuscolo gnomo con un turbante, due occhi rossi e un linguaggio capace di provocare un’emicrania a qualsiasi insegnante di grammatica, evitate di correggerlo.

Limitatevi a salutarlo.

E soprattutto controllate che non sia il giorno del Wakatukatesh.